venerdì 30 gennaio 2009

trieste - topi tra gli alimenti

Topi tra alimenti: blitz dei Nas

Sequestrate 45 tonnellate a Trieste

I carabinieri del Nas di Udine hanno sequestrato 45 tonnellate di alimenti stoccati a Trieste in locali senza autorizzazioni sanitarie. Prodotti lattiero caseari, salumi, pasta, conserve, olii, confetture e dolciumi erano lavorati e conservati in laboratori dove, oltre al diretto contatto degli alimenti con sostanze detergenti, è stata riscontrata la presenza di insetti e roditori. Il valore del sequestro è di circa un milione e mezzo di euro.

I depositi e i lavoratori sequestrati erano utilizzati da due ditte triestine che confezionano in proprio formaggi, salumi, olive e altre materie prime alimentari che successivamente vendono ad alcune catene di supermercati e a piccoli commercianti della provincia di Trieste. I militari, oltre al sequestro, hanno avviato la procedura di chiusura delle attività.

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giovedì 29 gennaio 2009

trieste - care federe

Deve pagare le federe con cui voleva suicidarsi

«Ha danneggiato volontariamente un bene di proprietà della pubblica amministrazione»
Aveva tentato per disperazione il suicidio nella sua cella del Coroneo. Lo avevano salvato all’ultimo momento, togliendo il cappio ormai stretto attorno al collo. Ora lo Stato gli ha presentato il conto per aver ridotto in strisce due federe appartenenti all’A mministrazione carceraria. Le due federe erano diventate una corda e l’immigrato curdo l’aveva annodata trasformandola in cappio per mettere fine ai propri giorni. Il protagonista di questa vicenda ora è libero e ha ottenuto l’a silo politico nel nostro Paese. La legge però non si è mai dimenticata di lui e prima la Procura della Repubblica di Trieste, poi il Tribunale, infine la Corte d’appello, hanno affrontato il caso delle due federe strappate: valore sette euro, peraltro risarcito dal detenuto salvato dalla polizia penitenziaria a due passi dal baratro. Un magistrato lo ha rinviato a giudizio per danneggiamento aggravato. «Con coscienza e volontà distruggeva un bene della Pubblica amministrazione». Un giudici del Tribunale neo processo di primo grado aveva accolto questa tesi condannando l’immigrato a trenta euro di multa. Il difensore ha interposto appello e il rappresentante della Procura generale nel processo di secondo grado svoltosi due giorni fa, ha chiesto nella sua requisitoria che l’i mmigrato fosse assolto. «Ha risarcito il danno. Quando ha tentato di uccidersi stava male, era totalmente alterato dalla disperazione». Identica soluzione è stata proposta dal difensore. Sembrava fatta: il caso delle due federe «statali», divenute corde per impiccarsi in cella, sembrava destinato all’oblio, all’archivio dei casi dimenticati. Tre magistrati della Corte d’appello si sono riuniti in Camera di Consiglio e hanno sovvertito ogni aspettativa della difesa e dell’accusa. L’imputato è stato nuovamente riconosciuto colpevole di aver danneggiato volontariamente un bene della pubblica amministrazione, ma la pena inflittagli in primo grado è stata ridimensionata. Non più trenta euro di multa, bensì solo venticinque. Ora il cittadino curdo e i suoi difensori stanno attendendo di conoscere le motivazioni che stanno alla base della conferma della condanna. E’ probabile che delle due federe del carcere del Coroneo debbano occuparsi a breve scadenza i giudici della Corte di Cassazione.
(29 gennaio 2009) source

mercoledì 28 gennaio 2009

trieste - 1952

via san michele 14 fine palazzotto famiglia prandi inizio giardino san michele antonio ciana, trieste nelle sue fotografie grazie

martedì 13 gennaio 2009

nave raffaello in vendita

http://www.shipbroker.net/list/detail1.asp?ship_no=79632 Offer Information & Short Description Posted Date: 10-30-07 Year Built: 1965 Vessel Type: Scrap vessel Capacity: 46,000GRT Price(USD): 6,200,000 LOA: 275m Nationality: Iran Service Speed: 0 knots Class Society: Rina Sell as Scrap: YES Short Description: Passenger ship cruise Brief details Name: Raffaello Operator: Italian Line Builder: Cantieri Riuniti dell'Adriatico, Monfalcone, Italy Yard number: 1578 Launched: 24. 3. 1963 Acquired: July 1965 In service: 10. 7. 1965 Out of service: 6. 6. 1975 Homeport: Genoa Fate: Sold to Iran, 1977, where laid up Status: Partially sunk 1983 General characteristics Tonnage: 45933 GRT Length: 276,20 meters Beam: 30,10 meters Draught: 10,40 meters Propulsion: 4 ?Ansaldo steam turbines combined 64902 kW Speed: 26,5 knots Capacity: 1775 passengers (535 1st Class; 550 Cabin Class; 690 Tourist Class) Crew: 725 Notes: Sister ship to M/S Michelangelo http://it.wikipedia.org/wiki/Raffaello_(transatlantico)

sabato 10 gennaio 2009

trieste - residenze per anziani: inchiesta shock

Inchiesta shock sulle residenze per anziani situate nel Friuli Venezia Giulia. agoramagazine.it Parte prima. Luoghi in cui le persone non più giovani e a volte non più autosufficienti, a pagamento e su richiesta (quasi sempre dei familiari) possono trascorrere gli ultimi anni della loro esistenza. In teoria dovrebbe trattarsi di anni sereni, nel rispetto delle esigenze di chi si avvia verso la fine della vita. In pratica, non sempre è così.

In Italia sono stimati in oltre 180.000 gli anziani ricoverati in questo tipo di istituti creati apposta per loro. Nella regione Friuli Venezia Giulia, i ricoveri (autorizzati) per la terza età ammontano a 190. La quasi metà di essi, è localizzata nella sola provincia di Trieste.

A parole, le residenze per i “nonni” offrono e promettono molto. A fatti, lasciano spesso a desiderare: non tutte, ma comunque troppe, si rivelano l’anticamera dell’inferno. Un inferno costoso, considerato che la retta giornaliera netta, sempre prendendo come esempio Trieste, va dai 34.00 ai 69,50 euro. Da cosa sono date le variazioni di prezzo?

Dal tipo di stanza che si sceglie e, in particolare, dalle condizioni fisiche e psichiche del degente. Per farla breve, più sei malato più paghi. Considerato che è difficile essere anziano e al contempo sano, quasi tutti, si vedono applicare le tariffe più elevate.

La Regione, che si sta adoperando affinché quest’ultime non vengano continuamente aumentate da titolari poco coscienziosi, investe in misura notevole nell’abbattimento delle rette: in termini di contributi pubblici, ai non autosufficienti spettano 15,60 euro giornalieri.

12,48 euro vanno, invece, a chi viene ospitato ad un prezzo ridotto perché ancora in grado di svolgere da solo funzioni quali lavarsi, vestirsi e mangiare (per poter usufruire delle agevolazioni, è necessario fornire i dati relativi al reddito dell’interessato).

Contributi a parte, la cifra da sborsare a fine mese risulta sempre elevata: per tutti. E a questa, si aggiungono gli extra. Delucidazioni a riguardo arrivano direttamente da 59 degli 87 titolari di case di riposo interpellati (con la scusa di voler ricoverare una parente non più in grado di occuparsi di se stessa). Servizi quali shampoo e taglio di capelli, manicure e pedicure, hanno un costo a parte.

Giusto.

Si tratta di prestazioni che vanno remunerate a personale esterno alla struttura.

Sbagliato.

Sono soltanto 6 su 59, i responsabili degli istituti che si avvalgono di parrucchieri ed estetisti professionisti.

Gli altri 53 ritengono che sia compito dei dipendenti in loco occuparsi di capelli, mani e piedi degli ospiti.

Non essendo questo il loro mestiere, ci si aspetterebbe che, perlomeno, il prezzo attribuito a tali prestazioni sia nettamente inferiore, proprio come si presume sia la qualità finale dell’operato (non è semplice improvvisarsi barbieri o parrucchieri).

Di nuovo sbagliato.

Le cifre richieste sono, a prescindere da chi si prende cura degli anziani, pressoché identiche. L’unica differenza sta nel fatto che ogni mese i 53 titolari che sfruttano senza ritegno i propri dipendenti (per i quali “chissà perché” non sono previste somme extra di retribuzione) intascano, oltre alla quota fissa, una media netta di circa 72 euro a degente (le residenze private sul territorio possono accogliere un minimo di 9 persone, sino ad un massimo di 122).

Pazienza se le unghie vengono tagliate in maniera approssimativa, o se la tinta dei capelli non è proprio quelli desiderata … in fin dei conti, da chi mai dovranno farsi vedere questi “vecchi”?

Mai sentito parlare di dignità?

A quanto pare, si tratta di un concetto sconosciuto per chi è disposto a tutto pur di veder aumentare i propri introiti mensili. Ma non è certo la questione estetica a destare maggior preoccupazione: domani, su Agorà Magazine, tutto ciò che sarebbe stato meglio non scoprire.

seconda parte.

Sono 27 gli alloggi contattati che alla domanda: “Avete e, se li avete, quanti sono gli infermieri professionali?” hanno glissato sull’argomento adducendo scuse del tipo: “Al momento ne siamo sforniti perché stiamo provvedendo alla riorganizzazione del personale.” oppure “Si, abbiamo un’infermiera, ma è appena entrata in maternità e ne stiamo cercando un’altra… sono cose che succedono, immagino lei capisca: non è colpa nostra”.

A dire il vero, no, non capisco.

Ma a prescindere dal mio non capire, c’è da chiedersi: chi, e soprattutto con quali rischi provvede, per esempio, a somministrare le terapie farmacologiche?

Chi si occupa di controllare e medicare quotidianamente le non rare piaghe da decubito che affliggono numerosissimi invalidi?

Probabilmente le stesse persone che sono tenute a cucinare, fare le pulizie e occuparsi dell’igiene degli ospiti.

Delle specie di factotum, che per quanto volonterosi, non possono essere all’altezza di sopperire a qualsiasi genere di compito venga loro assegnato. Ma d’altra parte un infermiere professionale pretende, giustamente, uno stipendio di gran lunga più elevato rispetto ad una qualsiasi signora senza titolo disposta, per necessità, anche a lavorare in nero.

17 case di riposo erano pronte ad assumermi part-time e ad offrirmi l’entusiasmante cifra di 10 euro all’ora nei giorni festivi e, udite udite, addirittura 12 euro per quelli feriali, in cambio di una mia rapida trasformazione in Cenerentola. Contributi?

Non scherziamo. Requisiti richiesti? Buone capacità di adattamento.

Ma tornando ai vecchietti, almeno dei buoni (ottimi sarebbe meglio) pasti sono assicurati?

Qui la cosa si complica perché è complesso discernere ciò che è buono da ciò che non lo è.

In effetti, qualcosa di squisito per uno, può risultare non gradito per un altro. Soffermiamoci, dunque, più che sulla bontà, sulla qualità del cibo.

In teoria, se tutto è a norma, se quanto somministrato viene servito nella giusta quantità e non ha un odore o un colore stomachevole, non dovrebbe esserci nessun problema ad assistere a pranzi e cene.

In teoria. In pratica, alla domanda: “Se porto mia nonna da voi, è possibile venire a trovarla ad ora di cena?” sono stati 41 i titolari che hanno posto il veto a quella che è stata definita una richiesta impossibile da esaudire. Le motivazioni?

“Gli orari di visita escludono il momento dei pasti. Pranzo e cena sono utili agli ospiti per socializzare tra loro ed è, pertanto, preferibile che i parenti non siano presenti” – hanno risposto alcuni responsabili delle residenze – “Non si può, perché lei intralcerebbe il nostro lavoro. Dobbiamo avere libertà di movimento” – hanno affermato altri –.

Sarà davvero così?

No, almeno stando alle parole di una lavorante che ha risposto al telefono in assenza del suo titolare.

Lei, dopo numerose insistenze, è stata decisamente più chiara ed esaustiva. Si tratta di una giovane albanese, che nel timore di perdere il lavoro, ha chiesto espressamente che non venisse resa nota la sua identità.

È chiaro che le testimonianze anonime di per sé non hanno un gran valore, ma in questo caso, forse, vale la pena di riportare le sue parole. Il dubbio che corrispondano ad un’amara verità, purtroppo esiste. “Gli avanzi non vengono buttati.

Qualunque cosa resti nei piatti, viene frullata e data il giorno dopo a chi mangia in camera da letto perché infermo.

I malati di Alzheimer, invece, spesso saltano i pasti perché tanto non sono in grado di ricordare e di andare a lamentarsi con i parenti.

Nessuno sospetta di nulla: a causa della malattia, queste persone sono quasi sempre molto magre.” Non è tutto. La ragazza si lascia andare ad uno sfogo: “Vivo a Trieste da 3 anni. Ho un permesso di soggiorno regolare. Ho cambiato 5 case di riposo nella speranza di avere i contributi pagati.

Ancora nulla.

Ovunque sia stata, ho visto gli anziani trattati peggio delle bestie.

Dappertutto c’è l’abitudine di somministrare sonniferi affinché i poveretti non disturbino durante la notte. Quelli che stanno a letto e sono più difficili da gestire, vengono lavati a giorni alterni: molti di loro hanno le piaghe. Si da la colpa al fatto che rimangono costantemente distesi, ma in realtà, a contribuire è la mancanza di cure igieniche". Se non è l’inferno questo. Forse l’intervistata potrebbe aver esagerato. Ma ad avvalorare le sue parole (almeno per quel che riguarda il cibo) c’è, purtroppo, un’amara certezza. Il 12 aprile 2008, un anziano, ospite della casa di riposo Bartoli è morto a causa di un’intossicazione alimentare. A stare male, dopo una cena dubbia a base di baccalà mantecato, sono stati anche altri 50 degenti. Realtà, non illazioni o sfoghi di lavoranti insoddisfatti. Veniamo ora alle attività svolte all’interno delle strutture. Le ore passano lente se non si ha nulla con cui svagarsi. Molti ospiti tendono all’introversione. Tanti vivono con rassegnazione e passività quella che spesso viene percepita come una sorta di reclusione forzata, di preambolo alla morte. Per fortuna, 86 residenze su 91 sono fornite, perlomeno, di televisione e radio. Il tutto però, si ferma praticamente qui. Solo 8 strutture dispongono, infatti, di una piccola sala interna adibita a biblioteca; 7 coinvolgono settimanalmente gli anziani in attività di gruppo quali giochi da tavolo e bingo. Mentre 4, sempre settimanalmente, convocano personale esterno per intrattenere gli ospiti con rappresentazioni teatrali e musicali (iniziativa lodevole). Inoltre, una tra queste 4, allestisce e gestisce persino dei laboratori creativi, grazie ai quali i degenti possono produrre dei semplici, ma tanto utili al benessere psichico, lavori artigianali. Si tratta della stessa struttura che organizza anche uscite di gruppo atte a risollevare gli animi degli ospiti. In sintesi, dall’indagine svolta, risulta che sarebbe più che mai opportuno effettuare dei rigidi controlli sia per quanto riguarda la posizione contrattuale del personale, che quella degli ospiti paganti, che purtroppo (a parte in casi eccezionali) troppo spesso vengono abbandonati a sé stessi. Anziani soli. Anziani in cerca di un gesto d’affetto che non arriva mai. Vecchi uomini e vecchie donne che sperano in un abbraccio, che alla fine, viene concesso solo dalla Nera Signora. Squallido.

source http://www.informatrieste.eu/blog/blog.php?id=1459 http://mytrieste.blogspot.com/2008/12/trieste-nouvelle-cuisine.html

venerdì 2 gennaio 2009

trieste - lola salvi

marcella battelini
A cent’anni dalla nascita una mostra e una retrospettiva in autunno

Piccola star del cinema muto Trieste al sogno di Hollywood ritorna la favola dell’attrice Lola Salvi

Pietro Spirito
Marcella Battelini, morta dimenticata nel ’94, era stata anche un’appassionata speleologa
TRIESTE Dal buio delle grotte del Carso triestino alle luci dei riflettori di Hollywood, dalla Trieste fascista al mondo dorato del cinema internazionale e poi, di ritorno, dai fasti della notorietà ai palcoscenici italiani del varietà. È una storia curiosa, e in buona parte ancora da scrivere, quella della triestina Marcella Battelini, in arte Lola Salvi, piccola star del cinema muto degli anni Venti morta praticamente dimenticata a Nizza nel 1994. Quest’anno ricorrono i cento anni della nascita di Marcella Battelini, e il Club alpinistico triestino - sodalizio con una solida tradizione di esplorazioni speleologiche ma da sempre attento anche alla divulgazione culturale della storia del territorio di Trieste - si appresta a ricordarla con una mostra il prossimo autunno nei sotterranei della Kleine Berlin di via Fabio Severo (dal 25 settembre al 31 ottobre) a cura di Maurizio Radacich (che firma anche il libro-catalogo). In contemporanea il festival i Milleocchi organizzerà una preziosa retrospettiva dei suoi film a cura del critico Sergio Grmek-Germani. Marcella Pasqua Margherita Battelini nasce a Trieste il 31 gennaio 1909 da Rodolfo Battelini e Anna Mosettig. Il padre lavora come impiegato in un’importante azienda locale, e coltiva una grande passione: la speleologia. Iscritto alla Società Alpina delle Giulie, dopo la prima guerra mondiale Rodolfo Battelini coinvolge nelle discese negli abissi la moglie Anna e la figlia Marcella, alla quale dedica - nel 1923 - una grotta scoperta dalle parti di Gabrovizza, appunto la Grotta Marcella (ancora oggi frequentata dagli speleologi). La ragazza in breve diventa una provetta esploratrice del mondo sotterraneo, guadagnandosi titoli e articoli sul giornale. Ma Marcella non è solo coraggiosa, è anche molto bella. E ambiziosa. Nel 1926 muore Rodolfo Valentino e la Fox Film Corporation indice un concorso internazionale per trovare un suo degno sostituto. In Italia partecipano alla gara quarantamila uomini e trentamila donne. Dopo le selezioni regionali e la finale a Roma, risultano vincitori per gli uomini il milanese Alberto Rabagliati e per le donne proprio lei, la triestina Marcella Battelini. Lanciati verso il sogno del grande cinema, i due vincitori sbarcano in America il 28 giugno 1927. Marcella, ancora minorenne, è accompagnata dalla mamma. Le viene offerto un contratto triennale e le viene imposto il nome di Lola Salvi. Inizia la sua carriera cibematografica con brevi comparsate in «La danza rossa a Mosca» (con Dolores Del Rio) e «Sporting Girl» (con Magde Bellamy). Nel maggio del 1928 ottiene una parte nel film «Plastered in Paris» (Nell’aria di Parigi) del regista Benjamin Stoloff dove sostiene la parte di Marcelle. Quindi partecipa al film «Thrue Differents Eyes» (in Italia con il titolo «I volti della verità») dove veste i panni della cameriera Julie. L’avvio del sonoro trova Marcella ancora davanti le cineprese, con il film «In Old Arizona», dove ottiene una piccola parte. Le interpretazioni della Battelini, per la sua pronuncia italo-americana definita «lievemente esotica», sono accolte con curiosità e favore dalla stampa americana e dal pubblico. Nel 1929 le viene proposto di realizzare il suo primo film da protagonista. Ma a quel punto qualcosa va storto, i produttori non vogliono un’italiana fra le stelle e allo scadere del contratto finisce anche l’avventura hollywoodiana di Lola Salvi. Il 7 luglio 1929 Marcella Battelini rientra a Trieste, ma la sua parabola artistica non è finita. Sul transatlantico Vulcania, diretto a Trieste, Marcella ha incontrato il musicista e attore Alfredo Polacci, in arte Franco Dossena, che suona nell’orchestra di bordo. Fra i due è subito grande amore. Appena mette piede a Trieste Marcella, che gode ancora del favore della stampa, viene scritturata per uno spettacolo di varietà al cine-teatro Fenice. Dopo alcuni spettacoli nella sua città, nel 1930 Marcella sposa Dossena, e inizia con lui una lunga tournée nei vari teatri italiani di rivista e avanspettacolo. Alfredo Polacci oltre ad essere un valido musicista è anche un bravo sceneggiatore, scriverà musiche e canzoni per le riviste di Marcella e per altri attori tra cui Renato Rascel e Carlo Dapporto. Nel 1931 va in scena l’ultimo spettacolo di Marcella di cui si abbia notizia, a Trieste, al teatro Eden con il varietà «Musetto». «Nonostante l’accurata ricerca storica - spiega Maurizio Radacich - ci sono ancora lacune nella storia e nella biografia di Marcella Battelini». «La prima - continua Radacich -, riguarda il luogo di morte che sembra sia la città di Nizza, mentre siamo certi della data indicata, e cioè il dicembre del 1994; inoltre non siamo riusciti a trovare molte notizie riguardanti il periodo tra 1929 e il 1931 quando faceva il varietà a Trieste e in Italia». Da qui l’appello di Radacich, reso pubblico anche nei giorni scorsi con una lettera al giornale: chiunque fosse in grado di fornire informazioni su Marcella Battelini è pregato di contattare il curatore della mostra (radacich@alice.it, telefono 3392539712).
(02 gennaio 2009) source alfredo polacci

Protagonista suo malgrado di una storia di malasanita' l' anziano autore di riviste

Operato per un calcolo che non c' era

La disavventura di Alfredo Polacci finito sotto i ferri senza anestesia

----------------------------------------------------------------- Protagonista suo malgrado di una storia di malasanita' l'anziano autore di riviste Operato per un calcolo che non c'era La disavventura di Alfredo Polacci finito sotto i ferri senza anestesia Un ferro che fruga nella vescica alla ricerca di un calcolo che si rivelera' inesistente, il "paziente" che soffre piu' del consentito perche' "l'anestesista ha sbagliato il dosaggio, scusi tanto", il rischio di una broncopolmonite per trasferimento in sala operatoria, attraverso cunicoli e corridoi gelidi, dell'ammalato gia' svestito (e rasato, con acqua fredda, nelle parti basse). E un infermiere capo - sala che intima: "Chirurgia, scenda dal letto e non mi faccia perdere tempo!". Storia d'ordinaria malasanita', vissuta da un uomo indifeso, in un periodo poi, l'antivigilia di Natale, che sbandiera il vessillo della bonta'. Protagonista, suo malgrado, Alfredo Polacci, autore di riviste di successo negli anni '40 / 70. Copioni per Rascel (suo, nel '49, il personaggio del "Corazziere": Mamma ti ricordi di quand'ero piccoletto / che me ce voleva la scaletta pe' anna' a letto...), caroselli Durbans per Carlo Dapporto ("Diario di un viveur"), scenette per i fratelli De Rege ("Vieni avanti, cretino!"). Mise insieme due comici complementari, e ne fece una coppia vincente: Billi e Riva. Ha firmato quaranta spettacoli, ha scritto musiche per canzoni ancora orecchiate ("Veleno, se mi baci ti do' il mio veleno"; "Je t'aime" per Maurice Chevalier), ha fatto il pianista jazz su navi da crociera (e ancora arpeggia melodie al pianoforte), ha recitato accanto a Petrolini. Spesso ospite d'arguzia e vivacita' irrefrenabili nel telesalotto di Maurizio Costanzo. Ora risiede nella casa di riposo per musicisti Giuseppe Verdi di piazza Buonarroti, vive di cospicui diritti d'autore, ma, dice, la salute non e' piu' quella d'una volta. Ecco il racconto della sua disavventura: "In settembre notai un'allarmante ematuria (perdita di sangue, ndr), feci subito un esame di ecografia - a pagamento, onde evitare mesi di attesa, durante i quali sarei potuto morire dissanguato - e l'esame rivelo' un calcolo alla prostata. Richiesta per ricovero urgente all'ospedale San Giuseppe: ricovero concesso dopo tre mesi, il 14 dicembre scorso. Ospedale dalle strutture assai funzionanti, camere spaziose a tre letti, assistenza medica sollecita. Invece, gli infermieri... Sgarbati, irrispettosi, avidi ("Per niente nemmeno il cane scrolla la coda"). Finalmente, si fa per dire, viene il giorno dell'operazione. E qui, nudo come un verme, vengo sballottato da una parte all'altra dell'ospedale. Atroce dolore per l'iniezione lombospinale di anestetico, poi legato a gambe divaricate in attesa che il medico intervenga. E quando interviene, sento tutto, e urlo come un maiale scannato. Mi diranno alla fine che l'anestesista ha sbagliato il dosaggio. E scopriro' che il giovane chirurgo, frugandomi con i ferri, non ha trovato il calcolo, in compenso ha leso un vaso sanguigno, che ancora mi provoca perdite. Odissea nell'ospizio, dunque". Alfredo Polacci ha compiuto 90 anni il 4 agosto, e gli resta ancora, per sua e nostra fortuna, voglia di inventar battute. Auguri di cuore.

Tedesco Dino

Pagina 40 (28 dicembre 1997) - Corriere della Sera

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dedica alfredo polacci natale 86

trieste - regione autonoma

il piccolo 31 dicembre 2008 source dalle 8H30 alle 9H00 .... maldobrie
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