giovedì 2 dicembre 2010

conte di savoia

sabato 30 ottobre 2010

made in italy - trieste e aquileia - ospite fulvio tomizza



seconda parte
terza parte
quarta parte

giovedì 28 ottobre 2010

emanuele scalchi, incisore a bulino

emanuele scalchi nel suo atelier
incisore a bulino


domenica 24 ottobre 2010

arrivo salme francesco ferdinando e consorte

trieste 1/7/1914

martedì 12 ottobre 2010

bomba in via della valle 8

trieste 29/08/1917












Lauro Lach-Laghi ("Laurola"), illustratore triestino. Illustrazione "Scale" per la rivista umoristica triestina "Marameo", firmata "Lauro Lach, Trieste 917". La didascalia riprende il testo della "Notificazione" luogotenenziale datata Trieste, 1° settembre 1917, sulle precauzioni da prendere in caso di attacchi aerei: "Oh Dio!... adesso adesso la casca!!... (la bomba). - Lo scompiglio nelle case durante un attacco notturno di aeroplani italiani: la fuga degli inquilini dai piani superiori nelle parti più basse e meno esposte. (Trieste, guerra mondiale)."

lunedì 11 ottobre 2010

sartorio post mortem

trieste 22/06/1907 baronessa carolina de sartorio
nizza 1886 baronessa carry de sartorio
trieste 04/04/1898 barone pierino de sartorio

domenica 10 ottobre 2010

arsenale, porto 1868





wilhelm burger 1868

sabato 9 ottobre 2010

arciduca ferdinando massimiliano 1852

villa lazarovich 1852
(dagherrotipo)

...via Tigor n. 23 edificio storico della via (T 1338) nota come villa Lazarovich, abitata tra il 1851 ed il 1857 dall'arciduca Ferdinando Massimiliano d'Asburgo, demolita poi nel 1963 per scopi speculativi (la villa dalle sue origini subì diversi cambiamenti da modesto edificio, divenne casa di campagna dei Cassis, poi proprietà dei Lazarovich, sopraelevata dall'architetto Giuseppe Adamo Mayer, la costruzione dell'avancorpo con una sala da ballo con una terrazza la costruzione dell'ala con una torretta ed una veranda coperta nel 1863; passò poi a proprietà di Francesco Lauro che ne ingrandì il parco ed aprì la scalinata di collegamento al viale Terza Armata, aprendo la via Tigor alta sino al vicolo delle Ville via Tigor n. 25 proprietà Lauro, architetto Edoardo Turek, in stile lombardesco, durante la proprietà Vianello (1903-1924) la casa prese l'aspetto attuale ad opera degli architetti Ruggero ed Arduino Berlam (torretta e cancellata), altri proprietari: Leone Spier e Mario Manconi.

...viale Terza Armata n. 10 (corrisponde alla scalinata che nel 1879 Francesco Lauro acquistando villa Lazarovich - in via Tigor - fece costruire per collegarla alla via Massimiliana).

La villa viene costruita nel 1820 per volere di Cesare Abramo de Cassis Faraone, figlio di un fratello del conte Antonio. In origine la struttura viene concepita come una modesta casa di campagna a un piano con corpo centrale rialzato e coronato da timpano. Negli anni Cinquanta, quando la villa passa di proprietà alla famiglia Lazarovich, la struttura viene alzata di un piano con aggiunta di una sala con terrazza; su progetto dell'architetto Giuseppe Greco Mayer, inoltre, vengono apportate alcune modifiche tra cui l'aggiunta della torretta semicircolare e della loggia. Tra il 1851 ed il 1857 la villa viene utilizzata come residenza dell'arciduca Massimiliano d'Asburgo; all'Ufficio Tavolare si conserva il contratto di affittanza tra il Lazarovich e l'arciduca per la villa registrata con il numero 1338. A Massimiliano d' Asburgo si deve la creazione del grande parco circostante la villa, che viene adornato di piante rare, di un giardino zoologico, con animali esotici portati dai suoi viaggi. Durante il soggiorno dell'arciduca il parco viene aperto al pubblico nei pomeriggi della domenica e del mercoledì e la villa viene utilizzata per ricevere illustri personaggi; il 10 agosto 1857, infatti, viene presentata al clero, alle autorità civili e militari e al ceto mercantile di Trieste la figlia del re del Belgio, Carlotta, neosposa di Massimiliano. Nel 1863 gli eredi Lazarovich ottengono l'approvazione per l'ampliamento della facciata sulla strada principale, con la trasformazione della terrazza sopra la sala in veranda coperta. Alla fine dell'Ottocento l'edificio risulta a nome di Francesco Lauro, proprietario dal 1879, per passare nel 1903 a Leopoldo Vianello. Nel 1911 Ruggero Berlam viene chiamato per attuare il progetto della grande vetrata su via Tigor, della veranda rivolta verso il giardino e della terrazza all'ultimo piano, attuando anche la sistemazione di alcune sale interne e del portale d'ingresso in ferro battuto. Durante gli anni Trenta-Quaranta del Novecento la dimora viene abitata dallo storico Pierantonio Quarantotto Gambini, al quale si deve nel 1962 l'appello contro la demolizione della villa. L'evento favorisce l'imposizione del vincolo, prima a tutto l'edificio, in seguito limitato alla sola facciata, accogliendo in parte il ricorso presentato dai proprietari in data 12 settembre 1962.

http://en.wikipedia.org/wiki/File:Maximiliano_1852.jpg
http://forum.alexanderpalace.org/index.php?topic=15528.msg496652#msg496652

venerdì 8 ottobre 2010

casa dei mascheroni, via tigor 12


























giovedì 7 ottobre 2010

campanile di san giusto (dettaglio)

pedocin in belgio



pedocin nel mondo

mercoledì 6 ottobre 2010

castello di san giusto (dettaglio)


sabato 25 settembre 2010

la rima

venerdì 17 settembre 2010

campana di san giusto

video

martedì 17 agosto 2010

registro delle prostitute emesso da massimiliano

registro delle prostitute conforme al regolamento emesso da sua maestà l'imperatore massimiliano d'asburgo. città del messico 17 febbraio 1865 biblioteca de la secretarìa de salubridad y asistencia

lunedì 16 agosto 2010

justa chavez & francisca sandoval

justa chavez 3° classe numero 546 francisca sandoval 3° classe numero 10 registro delle prostitute conforme al regolamento emesso da sua maestà l'imperatore massimiliano d'asburgo. città del messico 17 febbraio 1865 biblioteca de la secretarìa de salubridad y asistencia

sabato 14 agosto 2010

guadalupe romero

guadalupe romero 2° classe numero 452 registro delle prostitute conforme al regolamento emesso da sua maestà l'imperatore massimiliano d'asburgo. città del messico 17 febbraio 1865 biblioteca de la secretarìa de salubridad y asistencia

mercoledì 11 agosto 2010

julia gonzàlez

julia gonzàlez prima classe numero 69 registro delle prostitute conforme al regolamento emesso da sua maestà l'imperatore massimiliano d'asburgo. città del messico 17 febbraio 1865 biblioteca de la secretarìa de salubridad y asistencia

mercoledì 30 giugno 2010

trieste sur le monde

http://www.lemonde.fr/voyage/article/2010/06/24/irresisitible-trieste_1377956_3546.html

martedì 15 giugno 2010

marchi alimentari a trieste

Marchi registrati a Trieste Una collezione di disegni di marchi di fabbrica documenta l' inizio di branding [parola di gergo commerciale, forse familiare anche in altre lingue, che significa la tutela dell'identita' aziendale] Michael Pollan, il guru del mangiare consapevolmente, ha consigliato di "Non mangiare nessuna cosa che la tua trisavola non avrebbe riconosciuto come cibo." Sempre più, i produttori dei mercati di allevatori, i birrai artigianali, i ristoranti "diretto da azienda a tavola," e gli altri aderenti della stagionalità e dell'artigianato, si rivolgono al passato quando disegnano le loro carte [di menù], imballaggi, siti Web, ed arredamenti. Sfruttando l'energia stilistica molto eclettica del Ottocento, hanno creato un estetica antiquata che è contemporanea come il manzo nutrito al pascolo [molto di moda qui]. Ma le nostre trisavole avrebbero tutte pensato che fossero sani prodotti come "burro artificiale" ed estratti di carne o vegetali? Cosa penserebbero i puristi moderni di espresso, di un "caffè" fatto con additivi, un tempo communi, come fichi, ceci, o cicoria? L'odierna rinascita del forte stile tipografico di presse di legno, e di litografie dalle linee fini, serve a ricordare che il tardo Ottocento, ed i primi del Novecento, proprio non furono un'età di innocenza agraria, ma invece un gran esperimento sfrenato di produzione in serie, di mass media e di cibo. L'industrializzazione, adulterazione, prodotti alimentari creati in laboratorio, e commercio globale, già davano inizio alle ansie ben conosciute dai consumatori di oggi, tormentati da paure di acidi grassi trans e contaminazione di melamina. Mentre le aziende crescevano oltre la portata di reputazione personale (e diventavano "società anonime" nella terminologia europea), adottavano marchi visivi, coperti da nuove leggi--per consolidare la fiducia dei consumatori. Un archivio a Trieste, Italia, fornisce splendidi esempi di disegni per le nuove identità pubbliche dei fabbricanti alimentari. Fino alla prima guerra mondiale, Trieste fu la città portuale dell'impero austriaco, dove a partire da molte materie prime erano fabbricati i prodotti alimentari per tutta l'Europa. La Camera di Commercio ed Industria ha cominciato a registrare marchi secondo la legge austriaca nel 1867, e il suo Museo Commerciale possiede negli archivi centinaia di prototipi di marchi del tardo Ottocento e i primi del Novecento. Questo piccolo museo, poco visitato dai turisti, è situato in un edificio che incapsula la storia commerciale e gustativa della città: un palazzo neobarocco costruito per il fabbricante di birra ungherese Dreher, con un gran ristorante dopo convertito in borsa. Dirimpetto si trova Da Pepi, che risale al 1897, ed è una delle trattorie triestine segnalate da Slow Food. Dimostra che le cose ritenute "tradizioni" in un età spesso erano le innovazioni di un altro: è un tipo primitivo di fast food: un rumoroso delicatessen al maiale che si chiama buffet. Sulle pagine grandissime del registro dei marchi, i burocrati asburgici (e più tardi gli italiani) incollavano ogni disegno e registravano, con accurata grafia, il dato e l'ora della presentazione; il nome, sede e carattere del fabbricante; e una descrizione del nuovo prodotto. Fra i marchi ci sono etichette completamente realizzate, ma molti danno solamente il logo, come cianografia di un' identità commerciale sognata, senza parole tranne "marca registrata." Molte, naturalmente, illustrano il cibo: una gallina arroccata su uovo gigante, disegno registrato da un fabbricante di pasta all'uovo nel 1905; uno scampo rosso gargiante, per un fabbricante di "delizie" (1909). Qualche produttore fu più avido nell'ostentare i suoi progressi tecnologici. Un altro pastificio, nel 1908, ha dipinto le uova necessarie, ma solo come aggiunta a un' immagine del suo "premiato stabilimento industriale al vapore." Panorami tropicali spiegano le origini lontane del rum o di un aggiuntivo al caffè di fichi, con caratteri floreali che si vantano del potere di portarlo alla tavola europea. Ma alcuni cibi non erano così facilmente identificabili a prima vista. La margarina era ancora un'invenzione recente negli anni 1870, e grassi alimentari sintetici erano spesso un'attività collaterale dei fabbricanti di saponi, candele e grassi industriali. Marchi per questi prodotti nuovissimi e strani spesso erano corrispondemente astratti, cifre geometriche e severe che glorificavano i diritti di proprietà intellettuale, invece del legame con la natura . Nel mangiare e nel disegno, scegliamo un passato che si addatta bene al nostro presente. Ma la nostalgia ha un sapore leggero rispetto a queste sensazioni dimenticate. Queste aziende erano ancora prevalentemente "locali," e hanno sopravissuto per poco tempo alla modernizzazione a cui hanno contribuito. I marchi più primitivi esibiscono la necessità simplicissima di distinguere i prodotti di una società rispetto alle altre usando caratteri, stelle e cerchi disegnati a mano. Mentre diventavano più elaborati, si disegnavano su immagini comuni e riconosciute, come quelle della araldica, con le sue bandiere, soli raggianti e leoni. Il leone alato di San Marco, simbolo di Venezia--e quindi anche d' Italia--sonnecchia sopra una tazza di Tè Italia in un logo di 1919, un anno dopo che Trieste fu unita al territorio italiano. Anche "Uncle Sam" sorseggia una "preparazione di caffè" in mezzo a un vortice di Stelle e Striscie [della bandiera degli Stati uniti]. Ma non siamo in grado di ricostruire il significato di tutti i capricci ed entusiasmi di questi imprenditori ed artisti. Sappiamo, però, che un secolo fa, come oggi, mangiare bene serviva "ad esemplificare la vita moderna e fornire un antidoto alle brutte consequenze della modernità," come ha scritto la geografa dell'alimento, Susanne Friedberg. Si usa questo passato recente come un esempio da imitare nella nostra cucina, possiamo scegliere di consumare ciò che riteniamo "naturale," anche se questa scelta è stata possibile solamente con lo sviluppo dell' industrializzazione e della globalizzazione. Non possiamo evitare il modo moderno di mangiare, cioè di pensare a quello che mangiamo--di portarne sempre, nelle nostre brame ed anche nelle nostre borse della spesa, un' immagine idealizzata.

http://www.flickr.com/photos/jonathandtaylor/sets/72157614614841561/ http://printmag.com/Article/Trademarked-in-Trieste

martedì 8 giugno 2010

trieste - raffineria l'aquila

Impianto lubrificanti_torre di estrazione al furfurolo_2_Foto Pozzar & Figlio_TS Impianto di ferorming e di distillazione atmosterica e sotto vuoto_Foto Pozzar & Figlio_TS Impianto di distillazione atmosferica e sotto vuoto_Ufficio Pubblicità_Vitrotti Giovanni alberto Impianti lubrificanti_torre di estrazione al furfuruolo, deparaffinazione al metiletilchetone e contatto con terre_Ufficio Pubblicità_Vitrotti Giovanni Alberto

trieste - raffineria l'aquila

Veduta degli impianti della Raffineria AQUILA Trieste_Ufficio Pubblicità Impianto lubrificanti_torre di estrazione al furfurolo_Foto Pozzar & Figlio_TS forni dell'impianto lubrificanti e torre di estrazione al furfurolo ufficio pubblicità - vitrotti giovanni alberto