giovedì 2 ottobre 2008

lunedì 29 settembre 2008

Trieste - i vecchi sono la nostra memoria

INTERVISTA SULLA TERZA ETÀ CON PAOLO RUMIZ

I vecchi sono la nostra memoria

Maria Luisa de Banfield
«Dobbiamo buttare a mare la tv e ascoltare le storie dei nonni»
La serie di interviste con personaggi celebri che parlano della vecchiaia, in occasione dei vent’anni delll’Associazione de Banfield, propone oggi le risposte del giornalista e scrittore triestino Paolo Rumiz. Doris Lessing, intervistata da Francesco Mannoni, alla domanda «Perché c’è una certa condiscendenza nei confronti delle persone anziane»? risponde così: «L’atteggiamento condiscendente nei confronti delle persone anziane in generale, è una caratteristica fissa della razza umana: quello di trovarsi un gruppo,un individuo, un animale con cui essere paternalistici. C’è sempre qualcuno da condannare o da ghettizzare: oggi potranno essere gli stupidi e i disabili, domani i musulmani, e tutti quelli che non sono e non la pensano come noi. Come specie siamo ancora molto tribali: noi siamo i buoni, gli altri i cattivi. È una vecchia logica della quale non ci siamo mai liberati e la usiamo con particolare riguardo verso le persone anziane, perché vecchio per tanti significa stupido, incapace». È d’accordo con la scrittrice? Ha qualcosa da aggiungere? «Domanda lunga e complicata per dire una cosa che non condivido. Non è vero niente, mi dispiace per la Lessing. La razza umana, come i topi o le balene o altri mammiferi sociali, ha sempre onorato e ascoltato i vecchi perché la loro esperienza fa sopravvivere la specie. Ghettizzarli e metterli in case di riposo è il segno di una società degenerata che intende suicidarsi e rinuncia alla memoria». Quale sarebbe il punto chiave da cui partire per ridisegnare la figura odierna dell’anziano smentendo la visione corrente di debolezza o comunque di inutilità? «Scardinare la società atomizzata dei nuclei familiari minimi che a metà dell'altro secolo il grande capitale ha lanciato come unica possibile rottura con la tirannica società patriarcale... Invece hanno distrutto quel modello senza sostituirlo con niente... in compenso ci hanno diviso per renderci consumatori impotenti e obbedienti. Dobbiamo ricostruire l'agorà, la piazza. Buttare a mare la Tv e ascoltare le storie dei nonni. Ma non vede che non cantiamo e non ridiamo più? L'italiano è diventato noioso, passa la vita a guidare da solo e a parlare da solo a un telefonino...». La visione distorta della Vecchiaia è rafforzata dalla nostra paura di invecchiare. Come pensa lei al suo invecchiamento? «Come a una maturazione continua. Credo di essere diventato adulto e persuaso solo dopo i cinquanta... La jeep va avanti nel deserto, il motore va bene, ma tutto il resto scricchiola... ogni giorno c'è qualche acciacco... Ma bisogna curarsi perché si è preziosi... Ho tanto da dire e da raccontare. Abbiamo il dovere di invecchiare nobilmente». Molti vecchi per restare nel grande fiume della società fanno di tutto per passare per giovani. Facendo così aiutano ad alterare l’immagine negativa che la gente ha di loro e della vecchiaia o semplicemente così si difendono dallo stereotipo del «vecchio=sorpassato»? «Conosco vecchi giovanissimi pieni di rughe e altri belli curati ma vecchissimi dentro. L'estetica, oltre certi limiti, è abbruttimento, perché nega che vecchio e bello possano anche andare d'accordo. Non c'è niente di più bello di un vecchio che se ne fotte delle rughe. Berlusconi non lo giudico politicamente, ma dico che ha costruito con le sue Tv una società basata sul lifting». Può darci un suggerimento per invecchiare con eleganza? «Se avessi ottant'anni lo potrei dire con più sicurezza, a sessanta non so... Raccontare molto, forse. Il racconto orale è la cosa più bella che Dio ci ha dato, ed è una doto che dobbiamo allenare cosdtantemente. Il racconto ha un valore consolatorio più forte di mille ansiolitici. Ah mia nonna, e il suo Cammina cammina... Che quercia formidabile che era!». Una gran parte di persone over 70 occupa oggi posti di grande prestigio e responsabilità. È sintomo della valorizzazione della Vecchiaia o di mancata capacità di rinnovamento della società? «I vecchi non devono rubare posti ai giovani ma consigliarli. Invece, l'Italia è una gerontocrazia scandalosa, blindata dai datori di lavoro e dai sindacati. Mio figlio se ne è andato a lavorare in Cina anche per questo Questa è la grande contraddizione della nostra società. I vecchi devono insegnare ai giovani e non lo fanno. Stanno lì, attaccati alla carega. Certo, ci sono dei casi che non c'è scelta». Victor Hugo ha detto «I vecchi hanno bisogno di affetti come del sole». La capacità e la voglia di relazionarsi affettivamente con i vecchi secondo lei è diminuita? «In parte ho già risposto all'inizio. La voglia c'è, manca il tempo. IO cerco di trovarlo. Come giornalista mi tormenta la paura di vedermi scappare tra le dita la testimonianza di qualche grande vecchio. Ultimamente ne ho sentiti di formidabili. Un reduce della Prima Guerra mondiale che ha 110 anni cantava ancora. Una profuga tedesca della Polonia... Che archivi viventi... Come si fa a lasciarseli scappare?». Goethe scrive «in ogni vecchio c’è un Re Lear». Quest’idea di catarsi nella vecchiaia non le suggerisce un commento? «Anche Goethe può dire cose inesatte. Non riesco a generalizzare. Lear ha fatto un errore dopo l'altro e soprattutto non ha capito la figlia che l'amava di più. Ma questi errori si fanno anche in età matura. L'egoismo nero aumenta con l'età? Può darsi». Hemingway invece ci dice che «i vecchi non diventano saggi ma solo più attenti». Lei ha qualche ricordo famigliare che confermi o smentisca questa considerazione? «Non lo so. Ci sono vecchi che hanno paura della loro ombra, e valutano ogni passo. Io preferisco i vecchi che perdono ogni diplomazia e non hanno più paura di dire a nessuno quello che pensano. Che splendida cosa, che lusso sublime, poter sbattere in faccia la verità agli arroganti!».
(29 settembre 2008) source

sabato 20 settembre 2008

Trieste - cassazione e assicurazioni generali

nozze solo in chiesa? niente risarcimenti

CASSAZIONE: NOZZE SOLO IN CHIESA? NIENTE RISARCIMENTI

Matrimonio solo in chiesa e mai trascritto in comune? Non si ha diritto ad alcun risarcimento del danno in caso di morte del coniuge per un incidente stradale. Lo afferma la Cassazione che ha respinto la domanda di una donna che si era vista negare dalla Corte d'appello di Trieste il risarcimento dei danni per il decesso del marito. I due erano sposati soltanto con rito canonico, privo di effetti civili, e i giudici del merito non avevano ritenuto provata la loro convivenza. La donna, dunque, si era rivolta alla Suprema Corte, non mettendo in discussione il fatto che "un soggetto, a fronte di un matrimonio contratto solo con il rito canonico e trascritto, non possa vantare diritti patrimoniali nei confronti del coniuge defunto", ma sottolineando che non era "giusti che la mancata trascrizione debba privare di rilevanza la 'affectio maritalis', la comunanza di spirito e di ideali che sicuramente possono avvincere anche due persone che si siano sposate solo religiosamente e che costituiscono il presupposto fondante del riconoscimento del danno morale ove intervenga la morte del congiunto". La Suprema Corte (terza sezione civile, sentenza n.23725) ha ritenuto "infondato" il motivo di ricorso: "Il diritto al risarcimento da fatto illecito concretatosi in un evento mortale va riconosciuto anche al convivente more uxorio del defunto stesso - si ricorda nella sentenza - quando risulti concretamente dimostrata siffatta relazione caratterizzata da tendenziale stabilita' e da mutua assistenza morale e materiale". Nel caso in esame, pero', "e' mancata la prova dell'esistenza di una relazione tendenzialmente stabile e di una mutua assistenza morale e materiale" tra i due, cosicche' "il giudice ha escluso che la donna potesse vantare diritti risarcitori a cagione della morte dell'uomo". (AGI)
(19 settembre 2008 ore 16.43)
nozze gay? compagno risarcito

I due francesi uniti dal Pacs vivevano da anni a Venezia. Uno è morto investito da un'auto all'altro è stato riconosciuto il danno morale "come prossimo congiunto"

Gay risarcito dall'assicurazione per la morte del compagno

Il legale: "Le Generali in Francia avrebbero equiparato la vittima dell'incidente al coniuge Se ciò era valido per la compagnia nel paese transalpino, doveva esserlo anche in Italia"

VENEZIA - Per la prima volta in Italia un gay si è visto riconoscere dalle assicurazioni il danno morale "come prossimo congiunto" e ha ottenuto un risarcimento per la morte del compagno, vittima di un incidente. E' accaduto a Venezia, e a riconoscere il danno patito e il risarcimento sono state le Assicurazioni Generali: secondo quanto riporta Il Gazzettino, la compagnia assicuratrice avrebbe in questo modo tutelato i diritti del compagno dell'uomo - un 80enne deceduto nel gennaio scorso dopo essere stato investito mentre attraversava la strada al Lido di Venezia - come se i due fossero stati una famiglia tradizionale. Questo nonostante non vi fosse tra loro alcun legame riconosciuto in Italia dal punto di vista formale o alcun rapporto di parentela. Ma i due uomini, entrambi francesi, insieme da circa 40 anni e residenti a Venezia, si erano "uniti" formalmente come coppia a Parigi, usufruendo del "patto civile di solidarietà" previsto dalla legge francese 99-944. Una norma che disciplina le unioni diverse dal matrimonio, anche tra omosessuali. Le Assicurazioni Generali avrebbero così riconosciuto in Italia, con una transazione, ciò che era valido per le unioni tra gay in Francia, stabilendo in definitiva che i due anziani erano una coppia. "Nel gennaio scorso - racconta Il Gazzettino - subito dopo la tragedia, inizialmente non era bastata la parola del vedovo gay per procedere alla cremazione del compagno investito da un'auto. Così ci vollero due settimane, e una lunga trafila burocratica prima di poter dare a Georges Gaston Lillemant, 80 anni, di nazionalità francese, degna sepoltura. L'uomo nato a Chateau Villan ufficialmente era residente a Parigi, anche se da parecchi anni con domicilio in laguna, insieme al compagno". "Non c'è stato bisogno di alcuna causa" ha spiegato l'avvocato Augusto Palese, che ha patrocinato il vedovo gay davanti alle Assicurazioni Generali. "I due si erano uniti civilmente in Francia con il 'patto civile di solidarietà. Ho argomentato che le Generali, presenti in Francia, avrebbero in quel Paese equiparare la vittima dell'incidente al 'marito' del mio assistito. Se ciò era valido per la Compagnia nel paese transalpino doveva esserlo anche in Italia".
Una tesi, ha aggiunto, "che le Generali hanno accolto con disponibilità e una grande attenzione alle nuove sensibilità sociali". Il compagno dell'uomo era rimasto vittima di un incidente al Lido di Venezia, investito da un automobilista assicurato con Generali. Sull'incidente - dalla dinamica controversa, ammette lo stesso Palese - era stata aperta anche un'inchiesta penale per omicidio colposo, che si avvia però all'archiviazione. "Era doveroso - conclude Palese - riconoscere il risarcimento, perché la loro era un'unione bella e buona e non poteva non parlarsi, per chi aveva perso il compagno, di prossimo congiunto". (26 luglio 2008) E vi «Dico» che la legge francese può venire applicata anche in Italia

lunedì 15 settembre 2008

generali france - pub zidane

< .......heureusement il y a aussi des femmes et des hommes qui agissent et trouvent des solutions pour que le monde soit un peu plus responsable. Aujourd'hui je veux être avec eux................................. Generali mise 9 millions d'euros sur Zidane L’ex numéro 10 de l’Equipe de France incarne la nouvelle signature de l’assureur, dans le domaine du mécénat social et de la responsabilité environnementale. Zinedine Zidane (c) Sipa Zinedine Zidane AMIS footeux, Zizou est de retour! Pas sur le terrain, ni lové dans un pull Dior pour vanter une eau de toilette, mais en muse pour la marque Generali France. L’ex numéro 10 de l’Equipe de France incarne la nouvelle signature de l’assureur, "génération responsable", pour tout ce qui concerne l’engagement de l’entreprise dans le domaine du mécénat social et de la responsabilité environnementale. La campagne, d’un montant global de 9 millions d’euros, démarre le 10 septembre dans la presse quotidienne et le 14 à la télévision. Elle est signée de l’agence Leg, une entité de la nébuleuse Havas, et auteur, entre autres, des campagnes détonantes pour l’Eurostar, moult fois primées, ou encore des récentes pubs, façon Monty Python, pour SFR. Zizou et les Generali sont de vieux complices. Lors du dernier Mondial de football, il y a deux ans, le joueur jouait déjà les porte-drapeaux pour la marque, comme ambassadeur pour la protection de l’environnement. Il avait aussi accepté de parrainer le premier monocoque du groupe, équipé en éoliennes et capteurs solaires, dans le cadre du Vendée Globe. Cette fois, le tandem va encore plus loin, puisque la nouvelle signature s’accompagne de la création d’une bourse aux projets innovants, en matière social ou environnementale. Une impulsion donnée par Claude Tendil, le patron de Generali France, pour booster notamment la notoriété et l’image de l’assureur dans l’Hexagone face au leader Axa. Dans cette optique, choisir Zidane -"une marque en soi" selon le publicitaire Jacques Séguéla- est tout sauf anodin. Sorti du terrain, Zizou, dixit les experts, véhicule encore des valeurs universelles, telles la mixité, l’esprit d’équipe, l’engagement… Coup de boule ou pas, il reste une valeur sûre en marketing. par Thuy-Diep Nguyen, rédactrice en chef ajointe à Challenges, jeudi 4 septembre. source ******** la fache cachée de zidane(l'express) ********responsable mais pas coupable ----------évaluation-avis generali assurance santé

mercoledì 10 settembre 2008

Trieste - Museo postale

Brevi News

Al Museo Postale di Trieste una singolare mostra legata al mondo degli uccelli

Una singolare mostra in programma da domani presso il Museo Postale della Mitteleuropa di Trieste vedrà per protagonisti lettere, cartoline, francobolli ed ogni altro materiale filatelico legato a località i cui nomi hanno stretta attinenza con il mondo dei volatili. Non a caso il titolo della mostra è “Gli uccelli nella toponomastica italiana”. L’esposizione, basata sulla raccolta del collezionista veneto Gianfranco Gurian, sarà visitabile tutti i giorni sino al prossimo 6 ottobre.

Una
Una "rossa" della collezione Gurian in esposizione al Museo triestino

Aprirà domani, 10 settembre, e rimarrà aperta sino a tutto il 6 ottobre la nuova esposizione filatelica a soggetto del Museo Postale della Mitteleuropa di Trieste, dal singolare titolo “Gli uccelli nella toponomastica italiana”.

La Toponomastica, come è noto, è lo studio dell’origine del nome proprio dei luoghi, molti dei quali, nel nostro Paese, hanno una stretta attinenza con il mondo dei volatili. Un connubio, quello tra uccelli e toponimi, che ha affascinato il collezionista Gianfranco Gurian di Martellago (Venezia), il quale ha realizzato una intera raccolta filatelica sull’argomento, messa per l’occasione a disposizione del Museo triestino. Annulli postali, dunque, ma anche francobolli, buste, cartoline, saggi, prove, affrancature meccaniche e ogni altro oggetto postale legato alla tematica avicola.

La rassegna, precisano gli organizzatori, è divisa in quattro sezioni. Nella prima vi sono le documentazioni relative a quelle località che hanno preso il nome direttamente da un uccello, come a esempio Monfalcone.

Nella seconda figurano le località che traggono l’appellativo da un uccello per casuale omonimia. È il caso di Cicagna, in provincia di Genova, dove nel 1922 la “quasi omonimia” fece arrivare una letterina indirizzata alla cicogna “portabambini”; il successivo solerte interessamento di alcuni residenti rimasti colpiti dall’accaduto ha fatto sì che Cicagna diventasse a tutti gli effetti il “paese della cicogna”, con tanto di un'apposita équipe che risponde ai bambini di tutto il mondo che inviano le proprie lettere allo speciale uccello con i trampoli.

La terza sezione della mostra è invece dedicata a quelle località dove l’uccello e il toponimo derivano dal medesimo soggetto, come succede per Marzolara (Parma), dove si presume che il nome del borgo derivi dal mese di marzo, lo stesso mese in cui giungono nella cittadino le “marzaiole” per nidificare.

Infine nella quarta sezione ci sono località che prendono il nome da qualcosa che risulta legato al mondo avicolo. E’ questo il caso di Gabbiana, in provincia di Mantova, dove il toponimo trae origina dalla presenza in loco di diversi produttori di gabbie per volatili.

La mostra, curata dalla direttrice del Museo Postale della Mitteleuropa Chiara Simon in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste, sarà visitabile dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 13.00, la domenica dalla 10 alle 12 con la collaborazione dell’associazione “Cittàviva”.

source

filatelia e uccelli

giovedì 28 agosto 2008

Trieste - Leonor Fini




Quella Trieste cosmopolita di Leonor Fini: dalla sfinge di Miramare al volo a Parigi

Corrado Premuda
«Il mio primo contatto con Leonor Fini non faceva presagire niente di buono. Le telefonai per chiederle di raccontarmi i suoi ricordi di Hans Bellmer, di cui stavo scrivendo la biografia. Lei mi rispose che ammirava molto i suoi disegni ma che detestava incontrarlo tanto puzzava di tabacco. E riattaccò». Comincia così il libro «Leonor Fini. Métamorphoses d'un art» che lo storico dell'arte Peter Webb ha appena pubblicato per Imprimerie Nationale Editions. Webb incontrò poi la pittrice nel 1984, in quell'occasione le cose andarono meglio: lei gli presentò i suoi diciassette gatti e, dato che condividevano la stessa passione per i mici, gli domandò che nomi avessero i suoi. Webb ne aveva chiamato uno «Leonor Fini». L'artista ne rimase colpita e da lì nacque un'amicizia durata fino alla morte di Leonor nel '96. La monumentale biografia scritta da Webb si basa, in buona parte, sulle conversazioni avute con la pittrice e su numerosi documenti autografi e inediti che per la prima volta escono dagli Archivi Leonor Fini di Parigi. Ad arricchire il libro, a metà strada tra il catalogo d'arte e la biografia, sono le bellissime foto che immortalano Leonor fin dagli anni dell'infanzia e le riproduzioni di molte sue opere, immagini mai apparse in precedenza su libri dedicati a lei. Trieste ricopre un ruolo di primo piano nel racconto che fa Peter Webb: una città che agli inizi del Novecento è cosmopolita e vivace, piena di fermenti e frequentata da personaggi-chiave della storia europea, fattori che incidono sulla futura artista e ne costituiscono l'apprendistato. Figura centrale dell'infanzia di Leonor è sua madre, Malvina Braun Dubich, triestina di origini tedesche, slave e veneziane. «A casa si parlava italiano, tedesco e francese», ricorda la pittrice nel documento inedito «Fatti che reputo importanti della mia infanzia e del periodo che seguì», fonte importante per il libro di Webb. Una foto del 1908 mostra madre e figlia in fasce a Buenos Aires insieme a Erminio Fini, l'uomo da cui Malvina scappa presto per tornare a Trieste. A parte i già noti tentativi di rapimento di Leonor da parte del padre, emergono alcune lettere di Erminio alla figlia e la foto di uno yacht chiamato Leonor con la dedica: «La tua lancia. Vieni a me. Tuo padre che ti adora». Lontana da questo padre misterioso, Leonor cresce con i nonni e lo zio Ernesto, avvocato, in una grande casa al numero 26 di via Torre Bianca. Una casa in cui gioca a nascondersi nell'armadio della governante tedesca, o nella stanza da bagno dove è affascinata dalla vasca con i piedi di leone. Leonor ricorda quando aspettava il ritorno di sua madre affacciata, ansiosa, allo «sburto» che guardava l'angolo con la via XXX Ottobre e da cui vedeva le barche del Canal Grande che all'epoca si spingeva fino alla chiesa di Sant'Antonio. Ma diventa presto una bambina vivace, annoiata dagli adulti che chiama «buganze», come ricorda la sua amica Giovanna Stuparich Criscione, e che provoca la statuina della Madonna dicendole parolacce per vederne la reazione. Nel '17 Leonor crea una storia illustrata dal titolo «Tempo di guerra» e nel '20, firmandosi Lolò, due quadri: «Ma dove?» (dalla frase che ripeteva sempre da bambina cercando il gatto della nonna: «Ma dov'è Cioci?») e il primo autoritratto, «Pittore in erba». Passeggiando in Cittavecchia con Bobi Bazlen lui le dice: «Se ti piacciono i quartieri popolari ti piacerà Montmartre», e infatti sarà Parigi la destinazione definitiva di Leonor, quella che lei chiamerà «la mia vera città», dopo aver trascorso un periodo a Milano dove inizia a esporre e desta l'attenzione della stampa per una lite furibonda con Margherita Sarfatti. Secondo Webb le figure femminili dei quadri di Fini sono ispirate alle donne triestine, forti e indipendenti, come Malvina, mentre l'androginia ricercata negli uomini rispecchia l'enigma dei sentimenti contrastanti per il padre. Leonor nel '30 sfiora il matrimonio con un principe italiano e qualche anno dopo sposa a Montecarlo l'aristocratico Federico Veneziani: il matrimonio sarà presto annullato e Leonor preferirà condividere la sua vita con due uomini, il pittore Stanislao Lepri e lo scrittore «Kot» Jelenski. Artista completa che fa di se stessa un'opera d'arte, Leonor posa come modella per Dora Maar, per lo sloveno Veno Pilon e per Henri Cartier-Bresson che solo nel 2003 rivela che il bellissimo nudo di donna di molti suoi scatti degli anni '30 è Leonor. L'amicizia con lui rischia una crisi quando, durante un viaggio a Venezia, lui critica la città «che può piacere solo ai turisti americani» e lei, inferocita, minaccia di gettargli la macchina fotografica in un canale. Per non sfigurare alle feste mondane in cui è sempre richiestissima, a Parigi come a Roma, affronta nel '61 un intervento di chirurgia estetica, nonostante i dubbi dei suoi amici che ben conoscono la sua fobia per le anestesie. Ritrae un'infinità di personaggi: da Linuccia Saba con un piattino di dolci in mano (Leonor aveva una passione per i pasticcini) fino ad Anna Magnani e Alida Valli, non terminerà invece il ritratto di Paul e Linda McCartney per disaccordi con i committenti. Nel '69 a Trieste riceve il San Giusto d'Oro: è un riconoscimento che inorgoglisce sua madre. Per Leonor Trieste rimane quella della sua infanzia: quando visiterà New York dirà: «Mi ricorda la Trieste di quell'epoca, un grande porto aperto sul mondo, una città prospera, poliglotta, dove le culture si mescolavano con spirito felice. Era avanti rispetto alla sua epoca e viveva già secondo quegli ideali che oggi sono dell'Europa Occidentale e degli Stati Uniti. Io da bambina credevo che tutti vivessero così e ho trovato provinciali capitali come Roma e Londra, troppo poco interessate alla vita culturale e artistica del resto d'Europa». E a Trieste si conclude il viaggio di Peter Webb. L'autore descrive le statue e le architetture che hanno influenzato Leonor, annota con rammarico che sulla casa di via Torre Bianca non c'è neanche una targa che ricordi la presenza della pittrice. «Se oggi Leonor uscisse da questa casa non vedrebbe più le grandi imbarcazioni sul canale: dovrebbe farsi largo tra i motorini». C'è ancora la galleria Rettori Tribbio 2 dove Eligio Dercar allestì numerose mostre delle sue opere negli anni '80-90 chiedendole, invano, di parteciparvi. E c'è ancora, conclude Webb, sul moletto di Miramare la sfinge che Leonor amava cavalcare da bambina e che ha segnato l'immaginario dell'artista diventando uno dei feticci della sua pittura. Domani il Musée de l'hospice Saint-Roch di Issoudun inaugurerà il Salone parigino di Leonor Fini. Lo spazio, allestito con una scenografia di Giovanna Piraina, vuole ricordare sia la donna che l'artista. L'appartamento di rue de la Vrillière, dove Leonor Fini si dilettava a teatralizzare la sua vita, ricevendo numerosi visitatori, gente di teatro, scrittori, artisti, viene ricostruito integralmente. Più che un semplice allestimento Art nouveau, si tratta della vera e propria opera che l'artista aveva creato con la stessa cura che metteva nei suoi quadri. Il suo mobilio, gli oggetti d'arte e le lampade sono firmati dai grandi nomi della Scuola di Nancy come Louis Majorelle e Émile Gallé. La moquette invece è un modello esclusivo firmato Leonor Fini.
(Il Piccolo, 07 febbraio 2008)
corrado premuda - leonor fini, l'arte oltre il reale http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/arte/recensioni/leonor-fini/leonor-fini/leonor-fini.html
Veuillez installer Flash Player pour lire la vidéo

martedì 12 agosto 2008

Trieste - monumento a Geppino Micheletti

12.08.2008,12:28 - Croazia: l'Unione degli Istriani dedica un monumento a Geppino Micheletti
Trieste - Nella mattinata di oggi si è tenuta presso il Municipio di Trieste, in Piazza dell’Unità d’Italia,la cerimonia di presentazione del Monumento al medico triestino Geppino Micheletti realizzato in pietra d’Aurisina su progetto dell’architetto Ennio Cervi. Il Monumento sarà inaugurato nel giardino di Piazzale Rosmini a Trieste lunedì 18 agosto alle 17.30, nella ricorrenza del 62° anniversario della strage di Vergarolla (Pola, 18 agosto 1946 – 18 agosto 2008). L’iniziativa è fortemente voluta dall’Unione degli Istriani, libera provincia dell’Istria in esilio, che insieme al "Libero Comune di Pola in Esilio", intendono dedicargli, nella sua città, dove riposa unitamente ai suoi due bambini, questo monumento alla memoria. Il dott. Micheletti, nato a Trieste il 18 luglio 1905, si trasferisce a Pola nel 1930 con la famiglia dopo aver ottenuto la laurea in medicina a Perugia. Nel frattempo si specializza in chirurgia a Padova e diviene primario dell’ospedale Santorio Santorio del capoluogo istriano. Per tutti gli italiani di Pola l’eroica figura di Geppino Micheletti è legata all’episodio delittuoso dello scoppio di alcune cariche esplosive marine recuperate e disinnescate dagli artificieri ed accatastate sotto una pineta della spiaggia di Vergarolla, affollatissima di bagnanti la domenica del 18 agosto 1946. Improvvisamente, intorno le ore 14, le cariche esplodono provocando una ottantina di morti tra i polesani. Moltissimi i feriti che vengono portati a decine ed in gravi condizioni all’ospedale dove il Micheletti presta le sue cure. Ben presto gli giunge la notizia che tra i morti nell’esplosione ci sono anche i suoi due figli Carlo (9 anni) e Renzo (6 anni) ed altri due familiari che li accompagnavano. Affranto dal dolore e dalla disperazione, Micheletti continua la sua opera all’ospedale per oltre 24 ore consecutive, fino alla cessazione dell’emergenza. Soltanto dopo si recherà a casa a consolare l’affranta madre dei suoi bambini, Iolanda Nardini, deceduta a Trieste lo scorso anno all’età di 99 anni. Per questo suo encomiabile gesto di umana pietà ed elevata etica professionale il dott. Micheletti è assurto a simbolo degli alti valori morali e dell’altissimo senso civico della gente istriana ed il suo ricordo rimarrà indelebile nella memoria di tutti i cittadini di Pola. Per il suo gesto il 28 agosto 1946, dieci giorni dopo i fatti, il Consiglio Comunale di Pola gli ha conferito una Medaglia di Benemerenza mentre il 2 ottobre 1947 lo Stato italiano gli ha conferito la Medaglia d’Argento al Valor Civile. (Fonte: Aise) source

giovedì 7 agosto 2008

Trieste - tomba resti cimitero di San Giusto


Cimitero di Sant'Anna
Via dell'Istria, 206
I - 34145 Trieste
Telefono: +39 040 7793802 - 7793830
Fax: +39 040 7793840
E-mail: acegas@acegas.ts.com
infopoint obitorio
0407793814 -38
call center funerario
0407793821
(orario 8H00-13H00/14H00-16H30)
onoranze funebri
0407793812

Tomba resti cimitero di S. Giusto : campo 3. classe 3.
Sopra una base gradonata è un cippo, le cui facce teminano ciascuna con un fontone stilizzato; sul cippo si erge un obelisco.
Nel 1936, l'ossario esistente nel sotterraneo della chiesetta di San Michele del Carnale a San Giusto fu trasportato a Sant' Anna e raccolto in una grande fossa, scavata appositamente, sulla quale venne eretto il piccolo obelisco.
source









lunedì 4 agosto 2008

arabica laurina

pianta caffè arabicaBEVERFOOD NEWS - In occasione dei festeggiamenti del 75.mo anniversario della fondazione della società a Trieste, illy caffè ha annunciato il prossimo lancio di “Idyllium”, un caffè in esclusiva mondiale ottenuto da una pianta della famiglia della Arabica Laurina, tipica del Salvador e rimasta finora poco conosciuta al mondo della torrefazione. Il risultato è un espresso che, rispetto alle tradizionali miscele di Arabica e Robusta, contiene alta acidità volatile, aroma cioccolatoso e persistente e, soprattutto, bassissima presenza naturale di caffeina. Tanto da fare concorrenza ai caffè decaffeinati. La notizia è stata fornita in un articolo da Dante Basile sul Il Sole 24 Ore del 29 luglio scorso, ma al momento non sono state forniti particolari precisazioni dalla società. Come noto le due specie più diffuse del caffè sono l’Arabica e la Robusta; quest’ultima ha un contenuto di caffeina all’incirca doppio rispetto a quello dell’Arabica. La Laurina è una mutazione della varietà Arabica Bourbon con un contenuto di caffeina ancor più basso della normale Arabia (0,6-07%), Finora non ha avuto una grande diffusione a causa dei bassi rendimenti della pianta e del fatto che questa tipologia vegetale è più suscettibile a malattie. In considerazione dell’aumentata richiesta di caffè a basso contenuto di caffeina, alcune aziende stanno ora promuovendo un allargamento delle coltivazioni della Laurina (fonte: US- Induction and selection of somaclonal variation in coffee pubblicato in http://www.patentstorm.us/patents/5436395/description.html ) INFOFLASH ILLYCAFFE Illycaffè, fondata a Trieste 75 anni fa da Francesco Illy, produce e commercializza un’unica miscela di caffè espresso ed è marca leader nel segmento del caffè di alta qualità. Ogni giorno vengono gustate oltre 6 milioni di tazzine di caffè illy, venduto in oltre 140 paesi in tutto il mondo e reso disponibile in oltre 50.000 fra i migliori ristoranti e bar. Illycaffè gestisce anche “espressamente illy ”, la catena di caffetterie all’italiana in franchising, che ad oggi tocca 32 Paesi con all’attivo oltre 200 locali. Con l’obiettivo di accrescere e diffondere la cultura del caffè l’azienda ha istituito l’Università del Caffè, il centro di eccellenza che offre una formazione completa teorica e pratica ai coltivatori, ai baristi e agli appassionati su tutte le tematiche attinenti al caffè. Illy caffè, inoltre, adotta una politica sviluppo ecosostenibile, nel senso che l'intero processo di crescita aziendale rispetta i criteri di sostenibilità economica, sociale e ambientale e coinvolge in egual misura tutti gli operatori che collaborano con l'azienda. A livello globale la società ha circa 700 dipendenti e ha realizzato nel 2007 un fatturato consolidato di 270 milioni di euro. +info: www.illy.com source